E' importante che io sia per te, in ogni posto e in ogni caso, quella di sempre.

 

Ti capita mai di sentire la musica anche quando non stai suonando?

Flavio Parenti (Sebastian) in Cenerentola.

(via wewillalwaysbepretending)

He in his madness prays for storms, and dreams that storms will bring him peace.

Leo Tolstoy, The Death of Ivan Ilych (via mashamorevna)

(Source: splitterherzen)

Sono italiano.
Sì, hai presente quello che gesticola, quello che si mette, immancabilmente a chiacchierare davanti ai varchi d’accesso, quello che impreca per la coda al casello, quello che parla e ride ad alta voce, quello rumoroso, quello che discute e/o cerca di trattare con gli agenti per non prendere una multa? Ecco. Sono italiano. E mica l’ho scelto io. Sono quello con qualche conoscenza. Più o meno in ogni ambito. Sono quello che ha il copyright sul “Mamma mia”. Sono quello che dopo una settimana all’estero, la prima cosa che chiede arrivando in Italia è un Caffè (e la maiuscola non è casuale). Sono quello degli oroscopi, sono quello con una classe politica a dir poco imbarazzante. Sono quello della polemica. Sono quello che “Ci pensiamo poi”. Sono dalla nascita, un allenatore e un direttore d’orchestra. Sono quello che corteggia per indole. D’altronde ognuno ha delle debolezze. Io ne ho solo una: le debolezze. Sono il brillantone che offre da bere e c’ha le scarpe bucate. Sono quello che definiscono in tre parole mafia, pizza e mandolino. Se non fosse che, un mandolino, non l’ho mai visto dal vivo, un mafioso non lo conosco e la pizza la mangio tanto quanto ogni altra cosa. Sono italiano, amore mio. E mica l’ho scelto io. Ma se dovessi scegliere, in tutta onestà, sceglierei per ogni prossima vita possibile di esserlo ancora. Ti spiego perché.
Quando dico sono italiano, molto prima di pensare a tutte le cose sopracitate mi vanto di Roma (e basterebbe per considerare ogni altra città una periferia mal messa), Venezia, Napoli, Milano,Torino, Firenze, Palermo, Catania e la Sicilia intera, Cagliari e la Sardegna intera, Genova, Bologna e… Aspetta. Perché ricordare tutta la bellezza d’un fiato fa perdere il respiro. Penso al vino. Quello buono davvero e non quelle spremute, che altrove, tentano di imitare in ogni modo non riuscendoci. Non c’è marketing che tenga di fronte alla sostanza. E ancora penso alla cucina. Sono italiano e potrei scegliere di mangiare una specialità ogni quattro chilometri. Sono italiano quando so sorridere di fronte alla sciagura. Quando prendo per il culo il destino. Quando l’orizzonte mi riempie gli occhi e non vorrei essere in nessun altro posto del mondo se non qui. Sono italiano quando ascolto l’opera e mi sento onorato. Quando l’inno si alza verso il cielo e qualcosa di me vola con lui. Sono italiano quando è domenica e suonano le campane, quando la primavera esplode e le colline sono in festa, quando è estate e il mare mi accoglie, quando è inverno, nevica ed ho il privilegio di vedere il capolavoro dei paesaggi. Sono italiano e mica l’ho scelto io. Ma ringrazio ogni giorno il caso che ha scelto per me, decidendo di farmi nascere qui. In mezzo a questa meraviglia piena di crepe. Su questa terra ferita ma ancora viva. Fra detti popolari e grandi scoperte scientifiche. Un fiume di vite incastrate nella miglior arte che l’umanità abbia mai potuto generare. Potrei diventare un medico, un avvocato, un falegname, un falsario, un calciatore, persino uno straniero ma prima di tutto, sono italiano. Non ho capito molto della vita e forse, non capirò neppure in futuro, ma un punto mi è chiaro: “L’unica cosa che una persona deve imparare davvero a fare è amare. Tutto il resto ne è una diretta conseguenza o un dettaglio trascurabile”. E questo, lasciatemelo dire, un italiano lo sa fare meglio di chiunque altro. Sono italiano quindi amo.

Andrea Bonomo (via inchiostroamaro)